Fandango

Forte di Civezzano, Trento, Agosto 2019

Mostra collettiva di Margherita Paoletti e Enrica Borghi. Forte di Civezzano, Trento, agosto 2019.

La ricerca di Margherita Paoletti, nata a Fabriano nel 1990, si concentra totalmente sull’interiorità, quasi a radiografare quell’”essenziale invisibile agli occhi” che solo l’artista riesce a scovare nelle persone, a partire dai sogni. Nella sua serie “Ombre di sogno”, i visi dei suoi soggetti sono infatti celati e resi irriconoscibili dalla proiezione delle immagini elaborate dalla mente durante la notte, identificate da Margherita con fiori, differenti per ciascuno e ricchi di simbologie intrinseche. 

Il progetto si sviluppa ulteriormente con la video-animazione “Visage”, in cui da una macchia di colore colata su una pagina bianca si sviluppa il viso di una donna, a sua volta ricoperto da variopinte fiorescenze. Nelle sculture in ceramica il pensiero impalpabile si estende dalla mente a tutto il corpo, impossessandosi degli organi e preludendo a una narrazione biografica che sembra essere scritta nel DNA delle piccole donne ideali rappresentate dall’artista.

Seguendo questa ispirazione, Margherita Paoletti si è quindi rivolta alle “sue” donne, persone reali che fanno parte della vita quotidiana, o che sono per lei fonte di ispirazione, ritraendole attraverso la loro storia vissuta, senza descriverne l’aspetto esteriore. 

È ancora una volta la natura ad abitare i loro corpi, tratteggiando in ciascuna elementi unici ed elementi comuni. L’artista invita i suoi soggetti – a cui non verrà mai rivelato il ritratto corrispondente – a riconoscersi nell’una o nell’altra donna, oppure a identificarsi tutte in un’unica “grande madre”.

Alle figure femminili senza età di Enrica Borghi e Margherita Paoletti, libere da rigidi stereotipi è dedicata “Fandango”, affinché il cerchio composto dalla complementarità di esteriore e interiore possa aprirsi ad accogliere infinite persone, rendendoli consapevoli di tutta la carica emotiva legata al processo generativo, e al ritmo naturale delle cose.

Camilla Nacci, curatrice